Come affrontare l’incontinenza fecale femminile post parto

Senza nulla togliere alla gioia di poter tenere tra le braccia il proprio bambino, dal punto di vista squisitamente pratico il periodo che segue il parto non è mai particolarmente facile da affrontare per una donna. Il bebè richiede infatti molte attenzioni sia di giorno che di notte, e ci sono vari problemi fisici che il post parto implica: il delicato processo di guarigione dalle lacerazioni o dal taglio cesareo ma anche, in caso di parto naturale, eventuali compromissioni del pavimento pelvico che possono essere causa di fenomeni di incontinenza urinaria o anale.

A  proposito di quest’ultimo aspetto, la diffusione del problema è più ampia e prolungata nel tempo di quel che si potrebbe pensare. Uno studio condotto negli Stati Uniti(*) su un campione di 1247 donne dell’Ohio ha rivelato che il 68% di esse ha sofferto di episodi di incontinenza anale nei primi sei mesi dal parto, che sono durati sino a un anno nel 45% delle donne; a distanza di due anni dalla nascita del bambino, il 28% delle donne dichiarava di soffrire ancora di sintomi di incontinenza fecale (associati, in oltre la metà del campione, all’incontinenza urinaria).

Notevoli, per ovvi motivi, le ripercussioni sulla qualità della vita delle donne alle prese con perdite accidentali e spesso imprevedibili di sostanze liquide, solide o gassose dal tratto finale dell’intestino. Secondo le statistiche riportare sul sito statunitense WebMD.com, di tutte le donne colpite:

  • Il 22% dichiara di avere ripercussioni negative sullo svolgimento di attività fisiche;
  • Il 13% ha problemi a spostarsi lungo tragitti di più di un’ora;
  • Il 12% vede compromesso il proprio tempo libero.

Anche se tendono a parlarne poco, a causa di imbarazzo e difficoltà ad affrontare questioni tanto delicate e spinose, le donne che dopo aver partorito soffrono di incontinenza anale devono affrontare l’argomento con il proprio medico: solo così potranno ricevere l’aiuto necessario per tornare in salute.

Questo tipo di incontinenza può rivelarsi infatti una condizione temporanea e non definitiva, a patto che la si affronti con gli strumenti giusti: mediante tecniche di biofeedback ad esempio è possibile ottenere risultati soddisfacenti in caso di forme lievi, mentre al contrario per una soluzione efficace alle forme di incontinenza fecale più gravi la strada migliore spesso si rivela la chirurgia mininvasiva, quale il metodo THD® GateKeeper. Per maggiori informazioni, non esitare a contattare il tuo medico di famiglia o cerca lo specialista più vicino a te.

(*) Lo, J. Obstetrics & Gynecology, April 2010; vol. 115: pp. 809-814