L’epidemiologia dell’incontinenza fecale: dietro ai numeri, tanti pazienti

La diffusione e la distribuzione statistica di disturbi fisici e patologie – riconducibili alla disciplina medica dell’epidemiologia – permettono di comprendere quanto i problemi di salute siano diffusi tra la popolazione e quali siano i soggetti maggiormente colpiti a seconda di età, sesso, condizioni fisiche e altri parametri.

A differenza di altri disturbi, per cui esistono dati epidemiologici piuttosto accurati, per quanto riguarda l’incontinenza fecale (IF) i numeri sono piuttosto contrastanti. Ecco qualche esempio tratto da pubblicazioni scientifiche:

  • L’incontinenza anale colpisce il 2-3% della popolazione generale (JAMA, 1995)
  • Il 18,4% delle persone che si rivolgono a un gastroenterologo soffre di IF (American Journal of Gastroenterology, 1996)
  • Quasi il 50% dei soggetti ricoverati nelle case di riposo ha problemi di IF (Diseases of the Colon & Rectum, 1998)
  • Il 13-25% delle donne soffre di IF a distanza di 3-6 mesi dal parto (Obstetrics & Gynecology, 2007)
  • Nel 7,2% delle donne di età compresa fra 30 e 90 anni si manifestano sintomi di IF (American Journal of Obstetrics & Gynecology, 2005)

Le differenze sono fortemente influenzate dal campione analizzato, ma occorre ricordare che è in primis la raccolta dei dati a essere molto complessa.

Se infatti da una parte i pazienti sono spesso riluttanti ad ammettere di soffrire di perdite anali, dall’altra i professionisti del settore sanitario non sempre rivolgono la loro attenzione nei confronti di questa sintomatologia (ad esempio durante le visite di controllo). Senza poi dimenticare che esistono diverse frequenze e forme di incontinenza (es. di solidi, liquidi, gas o una combinazione di essi) che possono essere percepite con differente grado di gravità dai pazienti.

Già, i pazienti: numeri a parte, è sempre a loro che bisogna pensare poiché ogni persona nella sua individualità deve essere ricevere le massime attenzioni ed essere protagonista di un percorso di diagnosi e di cura personalizzato.

I medici devono quindi, con empatia e sensibilità, essere al fianco del paziente che soffre di incontinenza anale ma, a sua volta, il paziente che deve avere piena fiducia nel proprio specialista di riferimento. I metodi per trattare con successo il disturbo, come ad esempio il metodo chirurgico mininvasivo THD® GateKeeper, esistono e vantano risultati consolidati, e per poterne beneficiare occorre la massima trasparenza nel rapporto medico-paziente: parlane con uno specialista o con il tuo medico di famiglia.