Il problema dell’incontinenza fecale ed il metodo THD Gatekeeper

rimedi per incontinenza fecale

Tratto da “La Repubblica” di martedì 28 maggio 2013

Addio pannoloni,
c'è la mini-protesi

L'incontinenza fecale è una condizione clinica complessa che si riscontra nell'1-2% della popolazione, determinata da molteplici possibili cause. Può manifestarsi con una modesta perdita di materiale fecale e persistente imbrattamento della regione anale, associandosi frequentemente ad una debolezza dello sfintere anale interno o ad una sua lesione (per traumi o interventi chirurgici per ragade o fistola perianale), o ad una neuropatia.
 
Altre volte comporta cospicue perdite incontrollate di feci, ed è attribuibile a un'ampia lesione di uno o entrambi gli sfinteri anali o a neuropatia severa. Un'accurata diagnosi è quindi obbligatoria per pianificare un corretto trattamento e risolvere o migliorare le perdite fecali. I trattamenti possibili sono fortunatamente molti, alcuni semplici (esistono sia farmaci specifici e la possibilità di ricorrere alla riabilitazione che spesso ha una buona riuscita), altri più complessi ed "invasivi". Molto dipende dalla gravità del disturbo.

Negli ultimi anni è stata messa a punto una innovativa modalità terapeutica "mininvasiva" che prevede l'impianto di piccole protesi, chiamate Gatekeeper. Al momento dell'impianto queste protesi sono solide e molto sottili (del diametro di 2 millimetri) ma dopo l'impianto (entro 24-48 ore), a contatto con i fluidi corporei, si imbibiscono, aumentano di volume e diventano soffici, come piccole spugnette. L'impianto, effettuato in anestesia locale, prevede il posizionamento di quattro-sei protesi tra i due sfinteri anali, con una metodica tecnicamente molto semplice e precisa. Le protesi sono anche visibili ecograficamente.
 
I pazienti sottoposti all'impianto (chiamato Gatekeeper) non riferiscono alcuna sensazione conseguente all'impianto (in particolare, non hanno dolore) e svolgono le normali attività quotidiane. Queste caratteristiche sono state osservate in uno studio clinico effettuato dalla nostra équipe dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che ha introdotto e messo a punto la tecnica;i dati del suo lavoro sono stati pubblicati recentemente sulla prestigiosa rivista scientifica British Journal of Surgery.
 
La caratteristica fondamentale dimostrata dalle protesi Gatekeeper è la stabilità della loro posizione nella sede dell'impianto (né dislocazione né migrazione), anche dopo molti anni; non sono degradabili e ciò rende durevoli i loro effetti terapeutici. Con questi presupposti l'intervento si è dimostrato in grado di diminuire significativamente gli episodi di incontinenza fecale e di imbrattamento degli indumenti. I pazienti possono così evitare o ridurre l'uso di pannoloni o salva-slip e la loro qualità di vita ne risulta nettamente migliorata.
 
Carlo Ratto
Chirurgo coloproctologo, Policlinico universitario Gemelli, Roma ©